Se oggi conosciamo le regole antiche del gioco, lo dobbiamo soprattutto a Giovanni de’ Bardi, nobile e uomo di cultura fiorentino. Nel 1580 diede alle stampe il Discorso sopra ‘l giuoco del calcio fiorentino, dedicato a Francesco I de’ Medici: è la prima vera codificazione scritta del gioco.
Nel suo trattato Bardi mette ordine in tutto: stabilisce le dimensioni del campo (lungo 172 braccia e largo 86), fissa il numero dei calcianti e i loro ruoli, indica la stagione adatta a giocare, tra gennaio e marzo, in concomitanza con il Carnevale, ed elenca le piazze deputate al gioco, dal Prato a Santa Maria Novella, da Santo Spirito a Santa Croce.
Il libretto ebbe una lunga storia editoriale. Fu ristampato più volte nei secoli: nel 1615, poi nel 1673 con l’aggiunta dei celebri 34 Capitoli del marchese Capponi, e ancora nel 1688, quando Pietro Bini lo incluse nelle sue Memorie del calcio fiorentino. Riemerse persino alla fine dell’Ottocento, in un’epoca in cui del gioco quasi non si sapeva più nulla.
Proprio quei testi antichi furono fondamentali quando, nel 1930, si volle far rinascere la manifestazione: senza il lavoro di Bardi e di chi lo ristampò, ricostruire regole, ruoli e atmosfera del calcio rinascimentale sarebbe stato impossibile. Un piccolo libro, insomma, che attraversa quattro secoli e arriva fino al Calcio Storico di oggi.
📬 Firenze, AI e dintorni
Ti piacciono queste curiosità? Iscriviti alla newsletter: notizie, eventi e cultura di Firenze, una mail alla settimana.