Si dice spesso che il calcio fiorentino discenda dall’harpastum dei romani e, ancora più indietro, dalla sferomachia dei greci. È una tradizione affascinante, ripetuta praticamente da tutti, ma conviene prenderla per quello che è: un racconto nobilitante più che una certezza storica.
A dare forza a questa origine antica contribuì nel Cinquecento Giovanni de’ Bardi, autore del primo trattato sul gioco. Bardi era interessato a legare Firenze alla gloria di Roma antica, presentando i fiorentini come eredi e imitatori della disciplina romana. Non era un’operazione neutra: serviva a dare prestigio alla città e al gioco, in un’epoca in cui i Medici stavano trasformando il calcio in un simbolo del proprio potere.
La stessa idea tornò utile, secoli dopo, ai promotori della rievocazione del 1930, che misero in risalto la presunta discendenza romana del gioco: un argomento gradito al clima politico di quegli anni, che amava richiamarsi alla grandezza dell’antica Roma.
In altre parole, l’origine romana del Calcio Storico è soprattutto una bella leggenda, costruita e rilanciata nei secoli per ragioni di identità e di prestigio. Il che non toglie nulla al fascino del gioco: racconta anzi quanto, da sempre, i fiorentini abbiano voluto dare alle proprie tradizioni radici profonde e nobili.
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