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La “partita dell’assedio” del 1530

CuriositàOrigini e leggenda

È l’episodio che ogni anno la rievocazione celebra, e per capirlo bisogna tornare a uno dei momenti più drammatici della storia fiorentina. Tra il 1527 e il 1530 Firenze visse la sua ultima, breve stagione repubblicana: i Medici erano stati cacciati di nuovo e la città tentava di reggersi da sola. Per riportarli al potere, le truppe imperiali di Carlo V d’Asburgo, imperatore del Sacro Romano Impero, strinsero Firenze in un lungo e durissimo assedio.

Fu in quel contesto, il 17 febbraio 1530 e in pieno Carnevale, che andò in scena la partita destinata a diventare leggenda. I fiorentini, stremati dall’accerchiamento e ormai vicini alla resa, scesero ugualmente in piazza Santa Croce a giocare al calcio. Il gesto aveva un doppio significato: non interrompere l’antica usanza di giocare ogni anno durante il Carnevale e, insieme, farsi beffe degli assedianti, mostrando al nemico che lo spirito della città non era piegato.

A raccontare quella giornata con dovizia di particolari fu lo storico Benedetto Varchi, ed è da cronache come la sua che la memoria dell’episodio è arrivata fino a noi. C’è anche un’ironia profonda in questa storia: nel tempo il calcio era diventato un simbolo del potere e dello sfarzo dei Medici, eppure la sua partita più famosa si giocò proprio nel momento della disperata resistenza repubblicana contro di loro.

L’assedio si concluse pochi mesi più tardi con la sconfitta della Repubblica e il ritorno dei Medici. Tra i difensori della città cadde il condottiero Francesco Ferrucci: sarà la commemorazione della sua morte, quattro secoli dopo, a far rinascere la manifestazione moderna nel 1930. Da quel gesto di orgoglio e di sfida nasce il mito fondativo del Calcio Storico: non solo il ricordo di una partita, ma il racconto di una città che, anche nel momento più buio, scelse di giocare per non arrendersi.

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