rotto cazzo; elesticità; lavoro;

Sottovalutato o poca visione del realtà?

Nei giorni scorsi un amico mi ha passato un articolo di un blog che sta avendo successo. Già il titolo faceva capire che qualunque fosse l’argomento, sarebbe stato trattato con tinte forti: “Avete rotto il cazzo” della blogger Acidorsa. (se volete leggere quell’articolo cliccate QUI ).

L’ articolo parla della flessibilità del lavoro vista dal lato del lavoratore, forse in un momento particolare della sua carriera.
La blogger, per di più ,non è una sprovveduta: conosce l’argomento e sopratutto si occupa di comunicazione, tanto da scrivere il suo articolo con una tecnica ben precisa.
Nella prima parte usa toni calmi e descrittivi, ti conduce verso quello che vuole davvero scrivere, scrive con calma, in maniera amichevole, poi a metà articolo sfoggia un improvviso dialetto romanesco “Mo’ ve lo spiego come” e alza il tono dello scritto ad un livello molto aggressivo.

rotto cazzo; elesticità; lavoro;

Quello che mi ha colpito è come riesca ad indurre il lettore in maniera molto convincente ad associare una serie di cause ad una serie di effetti che non c’entrano assolutamente nulla.

Vediamoli.

Nella prima parte dell’articolo Acidorsa molto onestamente scrive della sua carriera e dice chiaramente “ho fatto la gavetta“, sono cresciuta, ho preso gli aumenti, mi sono affezionata alla azienda. Questa ultima frase indica che il sentimento per l’azienda nel suo insieme è nato in una seconda fase come normale che sia.

Attenzione che qui sta il nucleo della riflessione, il mantra della analisi.
Acidorsa scrive che gli imprenditori o i loro manager si lamentano di non trovare più figure come la sua ovvero persone che sono disposte a fare un percorso di crescita, ma che dopo poco tempo, mesi o addirittura pochi giorni, il neo assunto se ne va.

La lamentela mi sembra plausibile: una azienda per selezionare il personale impiega tempo e risorse e spera sempre di aver trovato una figura professionale che la faccia crescere. Se questa figura se ne va, il processo di selezione riparte e la speranza di crescita si sposta in avanti. Quindi la lamentela ci sta.

Arcidorsa senza alcun minimo dubbio o possibilità di concausa indica nella flessibilità il male unico.

Ci ricorda come che sono 10 anni che in tutte le sedi scolastiche, istituzionali o di comunicazione viene detto che il posto fisso non esiste più. Io aggiungo che sono almeno 25 anni che si sente dire che non esistono più i posti in banca o per meglio dire un posto che è una banca.
Ricordiamoci sempre però che gli imprenditori si lamentano di non trovare figure professionali che vogliono fare un percorso di crescita.
Un conto è avere un posto fisso per 40 anni e un conto è stare in una azienda 15 giorni: se l’imprenditore vuole farti crescere dentro una azienda mi sembra più vicino alla prima ipotesi che alla seconda.
Elenca Acidorsa cosa ci hanno ripetutto in tutte le sedi mille e mille volte:
” – il mercato è cambiato (beh direi che è evidentemente cambiato in tutto il Mondo: quindi Vero)
– bisogna essere flessibili. (se il lavoro non dura più 40 anni, si devono imparare più cose: parzialmente Vero )

– il posto fisso è superato. Vero

– freelance a partita IVA è bello perché sei più libero. Falso, non è più bello è una necessità. Qualche vantaggio c’è, ma sono più le pressioni negative che positive.
– non ci sono certezze. Vero da qualsiasi lato si intenda
– bisogna avere competenze diversificate. Vero
– bisogna essere disponibili a cambiare città o addirittura Paese. Purtroppo sì, ma adesso moltissimo lavoro viene svolto a distanza.
– bisogna saper parlare 12 lingue. Basterebbe l’inglese imparato a modo! (Vero)
– ’esperienza è più importante dei soldi ” Falso in linea di principio, poi se sei appena uscito dal banco di scuola allora è assolutamente Vero (ho fatto il barista gratis pur di lavorare accanto ad un barman davvero bravo per imparare quel mestiere) “.

 

La mia Risposta.

Quello che ci è stato detto in ogni sede sulla flessibilità è assolutamente vero e meno male ce l’hanno detto. Se viviamo in un Mondo interconnesso e libero di scambiare merci e persone, quello che succede in Cina e in Brasile prima o poi tocca anche l’Italia.
Se vogliamo essere competitivi dobbiamo formare le persone a sapersi confrontare con altre che hanno metodi di studio diversi dai nostri e che possono essere più attrattive per le Aziende.
Le aziende dipinte come il male assoluto è una opinione da fine 800. Se io come imprenditore ho un dipendente valido per quale motivo dovrei soggiogarlo o licenziarlo perchè questa mattina non ho trovato la brioche calda al bar?
Sempre più spesso ci sono imprenditori che si trovano mesi senza stipendio dando invece tutto quello che possono a chi lavora per loro.
Se la società è super connessa a livello lavorativo, sia per il professionista e sia per il lavoratore, lo è anche per le aziende e così nulla è certo: nè il ciclo produttivo nè i posti di lavoro. Ma nessun imprenditore spera domani di licenziare qualcuno. Sopratutto se questa persona è stata selezionata e formata.

Ma veniamo ai ragazzi da 15 giorni.

Ho fatto alcuni colloqui di lavoro, non centinaia ma qualcuno sì. Non mi è mai stato chiesto da un candidato “fate corsi di formazione?“. Mai.
Invece sono sempre stato esaustivo su orari di lavoro, contratti e buste paga.
Ho avuto ragazzi universitari che sono arrivati con una ora di ritardo in ufficio al loro terzo giorno.
Ho anche provato a far auto-gestire dei miei lavoratori con gli orari dell’ufficio: diciamo che non è andata proprio benissimo, sicuramente non come speravo.

Ho anche incontrato molte persone che non avevano esperienza e hanno deciso di imparare insieme a me, insieme a noi. Ed è stato bellissimo, ma non avevamo in testa di imparare in 15 giorni nè io nè loro.

Conclusione.

Credo che Acidorsa sia una professionista della comunicazione davvero in gamba, sa cosa e come scrivere, mi piacerebbe anche lavorarci insieme, ma la verità è che se non introduciamo a tutti i livelli una sana flessibilità, con i pesi e i contrappesi, che vuol dire più certezze sugli stipendi, paghe mediamente più alte, una formazione migliore, ma anche una elasticità maggiore da parte dei lavoratori per stare dietro ai cicli produttivi frenetici di oggi, se, come dicevo, non introduciamo una flessibilità meglio organizzata, non c’è azienda che tenga.
Non mancherà il posto fisso, mancherà proprio il lavoro.

In quel caso ci saremo “rotti il cazzo” tutti.

 

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