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Il Piano IA del Comune di Firenze: cosa cambia per chi vive qui

Il 4 dicembre 2025 il Comune di Firenze ha presentato il suo primo piano organico sull’intelligenza artificiale: il «Piano strategico per l’adozione dell’Intelligenza Artificiale 2026-2028». Tre anni di indirizzo su come la macchina comunale userà queste tecnologie. Vale la pena leggerlo con attenzione, perché tocca servizi che usiamo tutti i giorni e perché Firenze dichiara di volersi candidare a «modello nazionale».

2026-2028

tre anni di piano

4

aree strategiche

4 dic 2025

data di presentazione

Quattro aree, una direzione

Il piano si muove su quattro fronti. Dentro la macchina comunale, l’AI servirà alla gestione documentale, smistando e classificando protocolli e PEC e preparando bozze di testi che restano comunque riviste dai responsabili. Sul fronte delle decisioni entra il «digital twin», un gemello digitale della città che simula scenari su mobilità, verde e ambiente. Per cittadini e imprese arrivano i chatbot, gli assistenti automatici che rispondono sui servizi. E c’è un quarto fronte, meno visibile ma cruciale: la sicurezza informatica.

L’assistente che risponde in 13 lingue

La parte che il cittadino tocca con mano è l’assistente virtuale. Il Comune lo ha già sperimentato con «FestinaLente», partito sul cambio di residenza, e ora lo sta estendendo a tutti i servizi online, con risposte attive 24 ore su 24 e in 13 lingue.

13

lingue

24h

su 24, ogni giorno

1.110

sessioni in prova

464

conversazioni reali

I numeri della fase pilota raccontano un avvio prudente: 1.110 sessioni aperte e 464 conversazioni con almeno una domanda vera. Una base piccola, da far crescere, finanziata con fondi europei.

La regola che conta: l’ultima parola resta umana

Il punto fermo del piano è scritto a chiare lettere: l’intelligenza artificiale «non avrà autonomia decisionale» e opererà «sempre sotto la supervisione del personale comunale». Gli algoritmi seguono procedure e regole già in vigore, non le riscrivono. L’assessora all’Innovazione Laura Sparavigna lo riassume così: le tecnologie servono «a migliorare, non a sostituire il lavoro umano».

È la differenza tra un’amministrazione che usa l’AI come strumento e una che le delega scelte che riguardano le persone. Il piano sceglie la prima strada, in linea con l’AI Act europeo e con il quadro normativo italiano, dove dal 2025 esiste anche la prima legge nazionale dedicata, la 132 del 23 settembre.

Il fronte sicurezza

C’è una ragione concreta dietro l’attenzione alla cybersicurezza. Nel primo semestre del 2025 l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale ha contato 1.549 eventi, in crescita del 53 per cento sull’anno prima, e 346 incidenti con impatto confermato, quasi il doppio. La pubblica amministrazione è tra i bersagli più colpiti. Il piano prevede sistemi che analizzano in tempo reale i flussi di rete per riconoscere minacce e anomalie.

1.549

eventi cyber alla PA (+53%)

346

incidenti con impatto (+98%)

Quello che ancora manca

Un piano si giudica anche da ciò che non dice. Le cifre economiche dell’investimento non sono state rese pubbliche, e senza budget e tempi per fase è difficile misurare l’ambizione reale. Il monitoraggio è previsto, con una valutazione ogni sei mesi e una revisione annuale: sarà lì che si capirà se le promesse diventano servizi.

C’è poi il capitolo che riguarda da vicino un quartiere come il nostro: l’alfabetizzazione digitale, con un’attenzione dichiarata agli over 65. Su questo si gioca la parte più seria. Un assistente in 13 lingue è inutile a chi non ha confidenza con lo SPID o con l’anagrafe online. La tecnologia che non arriva alle persone resta un annuncio.

Il mio punto

Trovo giusto che Firenze metta nero su bianco una strada chiara e prudente, con l’ultima parola sempre a una persona. La vera prova, però, non si vince a Palazzo Vecchio: si vince in periferia, nei quartieri, quando un anziano del Quartiere 5 riesce davvero a prenotare un servizio con un aiuto digitale invece di fare la fila. Continuerò a seguire da vicino come questo piano atterra qui, sui servizi che usiamo ogni giorno, e i decreti attuativi della legge nazionale in arrivo nel 2026. L’intelligenza artificiale nella città pubblica non è una moda da temere né un gadget da esibire: è uno strumento e come ogni strumento conta come e per chi lo si usa.

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