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Ponte Vecchio, Quartiere 1 Firenze

Dove si trova

Il Ponte Vecchio si trova nel Quartiere 1 (Centro Storico) di Firenze, nel cuore della città, e attraversa l’Arno nel punto in cui il fiume è più stretto. Collega l’area di Por Santa Maria, verso Piazza della Signoria, con il quartiere d’Oltrarno, in direzione di Palazzo Pitti. È il più antico dei ponti fiorentini ed è caratterizzato dalle botteghe che si affacciano su entrambi i lati della carreggiata, sospese sopra il fiume: un’immagine inconfondibile che ne fa uno dei simboli più conosciuti di Firenze.

Un po’ di storia

Nel punto più stretto dell’Arno si ritiene che un ponte esistesse già in epoca romana, quando la via Cassia attraversava qui il fiume. Il ponte compare in un documento del 996; distrutto da un’alluvione nel 1117 e ricostruito in pietra, fu nuovamente travolto da una piena nel 1333, a eccezione di alcuni piloni, e ricostruito intorno al 1345. La tradizione, riferita da Giorgio Vasari, attribuisce il progetto a Taddeo Gaddi, mentre gli studiosi moderni indicano tra i possibili costruttori Neri di Fioravanti. Sul ponte si insediarono botteghe: dal 1442 vi prevalsero i macellai, ma nel 1565 un decreto li allontanò, riservando gli spazi a orafi e gioiellieri, una destinazione che si è mantenuta fino a oggi. Nello stesso 1565 Cosimo I de’ Medici fece realizzare da Giorgio Vasari il Corridoio Vasariano, che in parte corre sopra il Ponte Vecchio collegando Palazzo Vecchio a Palazzo Pitti. Durante la Seconda guerra mondiale il ponte fu l’unico di Firenze a non essere distrutto dalle truppe tedesche in ritirata, il 4 agosto 1944. Subì gravi danni con l’alluvione dell’Arno del 1966.

Ponte Vecchio nella Resistenza

Se il Ponte Vecchio fu l’unico a salvarsi quando, nella notte tra il 3 e il 4 agosto 1944, i nazisti in ritirata fecero saltare gli altri ponti sull’Arno, il merito si deve in larga parte al console tedesco a Firenze Gerhard Wolf. Nato a Dresda, costretto ad aderire al partito nazista, scelse di disobbedire agli ordini: si adoperò per ridurne l’importanza strategica e ottenne che fosse risparmiato, insieme al Corridoio Vasariano.

Wolf usò la sua posizione anche per salvare ebrei, partigiani e prigionieri politici dalle torture della banda Carità. I fiorentini lo soprannominarono «il console di Firenze» e nel 1955 gli concessero la cittadinanza onoraria. Nei giorni successivi alle esplosioni, il corridoio sopra il ponte restò l’unico passaggio sull’Arno per partigiani e alleati.

Spunto dal volume «Firenze ribelle».

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