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Digitale e AI, spiegata sempliceL'intelligenza artificiale senza hype e senza paura: cosa fa, cosa promette, cosa manca.Per saperne di più ›

L’AI gratis: cosa dai via in cambio

Quando un servizio è gratis, spesso il prodotto sei tu. Con gli assistenti di intelligenza artificiale vale lo stesso: non paghi in denaro, paghi con quello che scrivi. Le vostre conversazioni possono servire ad addestrare il programma, cioè a renderlo più bravo. Non è un complotto, sta scritto nelle condizioni d’uso. Il punto è che quasi nessuno le legge, e che l’interruttore per dire di no esiste ed è nascosto.

Cosa succede quando scrivete a un chatbot

Con l’account gratuito di ChatGPT, di base le vostre conversazioni possono essere usate per addestrare il modello. Su Google Gemini succede lo stesso, con una differenza che vale la pena conoscere: alcune conversazioni vengono lette da revisori umani, e una volta riviste restano conservate fino a tre anni, anche se voi le cancellate dalla cronologia.

Detta così sembra grave. Nella pratica significa che quello che scrivete a un assistente non è come un pensiero detto a voce in cucina. Somiglia di più a una lettera consegnata a un’azienda, che quell’azienda può conservare e far leggere a qualcuno.

I due interruttori da spegnere

Sono due impostazioni e si trovano in un minuto. I nomi delle voci possono cambiare, perché queste app si aggiornano spesso: cercate il senso, non la parola esatta.

  • ChatGPT: aprite le Impostazioni, poi la voce «Controlli dati», e spegnete «Migliora il modello per tutti». Attenzione: vale da adesso in avanti, non per quello che avete già scritto.
  • Google Gemini: cercate «Attività app Gemini» e spegnetela. Dopo lo spegnimento le chat restano solo 72 ore.

C’è anche una terza strada, più comoda per le domande delicate. Sia ChatGPT sia Gemini hanno una chat temporanea: si attiva con un pulsante, non entra nella cronologia e non viene usata per l’addestramento. Non sparisce all’istante, l’azienda la conserva per qualche settimana per motivi di sicurezza. È la modalità giusta quando dovete chiedere qualcosa che non lascereste scritto su un foglio appeso in bacheca.

La cosa che il Garante ha chiesto di non fare

Il 30 luglio 2025 il Garante per la protezione dei dati personali ha lanciato un avvertimento pubblico su un’abitudine che si sta diffondendo: caricare referti medici e cartelle cliniche dentro un chatbot per farseli spiegare. Due i motivi. Il primo è che si perde il controllo su dati sanitari, che sono i più delicati che abbiamo. Il secondo è che quelle risposte possono essere sbagliate, perché un assistente non è un dispositivo medico e non ha visitato nessuno.

La regola pratica è semplice: prima di incollare un testo in un chatbot, togliete nomi, indirizzi, codice fiscale, dati sanitari, coordinate bancarie, password. E ricordate che i dati di altre persone non sono vostri da dare via.

Non siete soli a occuparvene

Su questo terreno le istituzioni si stanno muovendo. Nel marzo 2023 il Garante italiano bloccò ChatGPT. Nel dicembre 2024 ha comminato a OpenAI una sanzione da 15 milioni di euro. Nel marzo 2025 il Tribunale di Roma ha sospeso quella sanzione, che quindi non è ancora definitiva. Dal 10 ottobre 2025, intanto, è in vigore la nuova legge italiana sull’intelligenza artificiale.

Sono passi avanti, ma nessuna legge spegnerà quell’interruttore al posto vostro. Cinque minuti oggi, e le vostre conversazioni restano vostre.

Domande frequenti

Se spengo l’addestramento, perdo la cronologia delle chat?

No. Su ChatGPT le due cose sono separate: potete tenere la cronologia e disattivare comunque l’uso dei vostri testi per addestrare il modello.

Vale anche per le versioni a pagamento?

Gli account aziendali e le versioni per le imprese non vengono usati per l’addestramento in modo predefinito. Per gli account personali, gratuiti o a pagamento, l’interruttore va comunque controllato.

E i messaggi privati di WhatsApp?

Viaggiano protetti, nessuno li legge per strada. Dal maggio 2025 Meta usa invece i contenuti pubblici degli utenti europei adulti per addestrare la propria intelligenza artificiale. Dentro le app esiste un modulo per opporsi.

Fonte: Garante per la protezione dei dati personali.

Parlo di Intelligenza Artificiale e di Firenze

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