Da settembre l’intelligenza artificiale nelle scuole smette di essere un tema da convegno e diventa una voce di bilancio. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha stanziato 100 milioni di euro per la formazione del personale scolastico sull’intelligenza artificiale, le scuole hanno presentato i progetti in primavera e i corsi partono con l’anno scolastico. Vale la pena capire cosa prevede davvero il fondo IA scuola, perché fra il titolo di giornale e quello che succede in classe la distanza è parecchia.
Cosa prevede il decreto ministeriale sui 100 milioni
Il decreto ministeriale n. 219 dell’11 novembre 2025 destina i 100 milioni alla formazione del personale scolastico, con un tetto di 50.000 euro per singola scuola. Il 40% delle risorse è riservato alle regioni del Mezzogiorno. Le domande, secondo l’avviso pubblico n. 73226 del 27 marzo 2026, si sono chiuse il 17 aprile 2026, presentate attraverso la piattaforma Futura del ministero.
La procedura era a sportello: i progetti venivano presi nell’ordine di arrivo, fino a esaurimento dei fondi. È il dettaglio che conta di più in questa storia: ci si torno alla fine. Possono accedere le scuole primarie e secondarie statali di tutte le regioni, insieme alle paritarie non commerciali del primo e del secondo ciclo.
Non computer nuovi, ma ore di formazione
Qui il primo equivoco. Non si tratta di comprare macchine: i fondi pagano percorsi di formazione e laboratori, rivolti a dirigenti, docenti e personale amministrativo, con il coinvolgimento degli studenti.
L’avviso chiede a ciascuna scuola di portare almeno 50 persone del proprio personale fino all’attestato finale.
Per capire che forma prende in pratica, conviene guardare un progetto già avviato. Un istituto comprensivo di Cimitile, in provincia di Napoli, ha pubblicato il 7 agosto 2026 la graduatoria dei tutor per un progetto costruito così: cinque percorsi di formazione da 22 ore ciascuno online, più dieci laboratori da 15 ore in presenza. I contenuti si articolano su tre assi: come funziona tecnicamente l’intelligenza artificiale, come si usano gli strumenti e quali sono le implicazioni etiche, dalla privacy ai pregiudizi dei sistemi fino alla trasparenza verso chi ne è oggetto. Tradotto: in molte scuole italiane ci saranno insegnanti che passano trentasette ore fra corso e laboratorio a capire cosa hanno per le mani. Non è poco.
Le linee guida c’erano già da un anno
I 100 milioni non arrivano nel vuoto. Le linee guida per l’introduzione dell’intelligenza artificiale nelle scuole sono state adottate con decreto ministeriale del 9 agosto 2025, n. 166, in attuazione della legge 132 del 2025 e del regolamento europeo 2024/1689, l’AI Act: la norma che fissa gli obblighi europei per chi usa sistemi di intelligenza artificiale, scuole comprese. Il documento si rivolge a dirigenti, docenti, personale amministrativo e studenti, con l’obiettivo di far conoscere sia le opportunità sia i rischi. Propone un metodo in quattro passi: individuare le aree e i casi d’uso, pianificare tempi e costi, applicare, monitorare.
È un impianto sensato. Ha però una caratteristica che chiunque abbia frequentato una scuola riconosce al volo: descrive un percorso, non lo impone. Sono le singole scuole a decidere se e come percorrerlo. Ed è esattamente per questo che i soldi della formazione contano.
La domanda aperta per le scuole fiorentine
Qui arriva la parte che mi interessa da consigliere ed è anche quella su cui non c’è ancora una risposta pronta. La procedura era a sportello. Non premiava il progetto migliore in assoluto: premiava chi si è mosso per tempo, con un ufficio in grado di scrivere una candidatura in quelle settimane. Nelle scuole grandi e strutturate quel lavoro si riesce a fare e in quelle piccole, spesso, ricade sulla buona volontà di una persona sola.
Quali istituti fiorentini abbiano ottenuto il finanziamento non risulta pubblicato in una forma consultabile. Sarà una domanda legittima da portare all’Ufficio Scolastico Territoriale: quante scuole della città hanno presentato progetti, quante li hanno visti finanziati. E se dentro il Quartiere 5 la copertura è uniforme oppure se una parte del quartiere resta fuori.
Perché il rischio, con i bandi a sportello, non è che i soldi vengano sprecati. È che vadano sempre alle stesse scuole perché strutturate per partecipare. E che la differenza fra chi impara a usare questi strumenti e chi no cominci molto prima dell’università. Appena avrò i numeri li pubblico qui.
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