D’altra parte, se noi italiani siamo tutti cuochi o tutti allenatori di calcio, allora possiamo essere anche tutti il ministro Valditara e provare a ripensare, riformulare la famosa prova di Maturità.
Come ogni anno ci troviamo a leggere articoli sulle prove svolte dai nostri ragazzi e come ogni anno scatta la polemica sul metodo di valutazione e sul sistema proposto. Per chi non lo sapesse, il sistema attuale prevede un esame da 100 punti, tipo tessera Coop: massimo 40 dal curriculum degli ultimi tre anni, massimo 60 ripartiti tra due prove scritte e una orale.
A questo punto ho deciso di affidare il lavoro alle intelligenze artificiali: ho preso i pop corn, ho scritto un prompt lungo una casa e ho messo sotto stress 6 o 7 tra AI americane, cinesi e una ibrida orientale. Ho posto a diverse piattaforme una domanda articolata e complessa, utilizzando modelli linguistici differenti, ho chiesto i punti di forza attuali, la valutazione del sistema e dopo di progettare la “maturità” senza limiti. Le valutazioni sono numerose, ma qui ci intratteniamo con alcuni punti interessanti.
La analisi delle Intelligenze Artificiali e le loro proposte
Quella che mi è saltata all’occhio è quella di Gemini (Google) che mi ha detto che “Maturità” è un nome da ‘800 e che adesso andrebbe chiamato Esame Nazionale delle Competenze Scolastiche.
Beh, già cambiare il nome sarebbe una prima rivoluzione. Tutte le AI hanno rilevato la profonda discrezionalità di questo esame: al Sud volano le “Lodi” ovvero 100 e Lode, un plus narcisistico che non conta nulla anche perché poi non si inserisce in nessun modulo futuro.
Come sempre l’idea di premiare l’eccezione si è standardizzata e quindi perde di valore.
Tutte hanno convenuto che è un “esame a tempo e in condizioni di stress” e questo mi è sembrato un elemento su cui riflettere.
Sì, la vita fa mediamente schifo a tutti, con punti di esaltazione collettiva per un gol ai mondiali che per noi italiani manca da decenni, e depressione singola dove lo stress è la cosa che vogliamo di meno.
E quindi un esame a prova mnemonica sotto stress testa un aspetto di noi che forse è rilevante solo se in futuro farai il chirurgo o il Presidente degli Stati Uniti (o Russia) e ti danno la valigetta col pulsante rosso.
Quindi hanno classificato la maturità come “un rito collettivo” e questo ce lo facciamo dire col sorriso da delle macchine calcolatrici.
Quando ho ribaltato il discorso e gli ho riferito un “naccherina e te che faresti al nostro posto”, le risposte sono state variegate e interessanti.
Tutte le A.I. hanno convenuto che l’esame deve essere su più piani e in più passaggi ovvero sia la valutazione del percorso (i crediti con cui ti presenti) e sia sulla valutazione finale.
Sui crediti finali molto interessante l’intelligenza artificiale che ha detto “se in una scuola volano i 40 punti di presentazione, è una partita scorretta verso chi invece è più severa” e quindi ha proposto un plus o un malus dal 10% al 15% sulla capacità didattica della scuola stessa.
Traduco: sei una scuola rigida coi voti, ma sforni eccellenze ecco che te studente sei premiato come punteggio, sei una scuola generosa coi voti, ma poi i tuoi studenti non hanno risultati nazionali o valutazioni nazionali alte, ti prendi un malus. O una valutazione delle pubblicazioni dei professori …
Analisi delle prove di Esame
Le prove di Esame: tutte hanno introdotto l’anonimizzazione delle prove con controlli di AI e voti a griglie standardizzate.
Interessanti le prove fatte in tempi diversi: Italiano argomentativo entro marzo, la seconda prova entro maggio con utilizzo obbligatorio degli strumenti esterni e dell’AI. La logica è che fuori dalla scuola usierai gli strumenti, perchè all’esame devi andare solo a memoria?
Valutiamo le capacità logiche o la memoria?
Tutte hanno introdotto il progetto “Capstone” (un progetto pratico da risolvere nel tuo ambito, il famoso Problem Solving, ovvero hai un compito da che parte inizi e come lo svolgi) con lo scopo di unire teoria e pratica applicando le competenze acquisite a problemi reali: studio di un caso aziendale, di una ricerca accademica, che noi abbiamo tradotto con un “produci un elaborato” che la commissione ha valutato con lo stesso interesse di sapere il Meteo oggi in Papuasia.
Da questo anno c’è anche “il tuo capolavoro” dove la studentessa poteva dire una cosa che l’aveva caratterizzata (ho lavorato, ho fatto gol da centrocampo, ho salvato una papera…) e questo è stato interessante per la commissione come il meteo di domani della Papuasia.
Insomma, in soldoni, Gemini, Qwen, Claude, Perplexity e amiche AI hanno chiesto una standardizzazione nazionale come antidoto alle disparità territoriali, introduzione del problem solving con tutti gli strumenti a disposizione (progetto capstone) come misura di competenza applicata e integrata, valorizzazione del triennio con pesi significativi per le scuole (e non per gli alunni), abolizione o la trasformazione radicale del colloquio tradizionale, togliendo lo stress e mettendoci la dovuta leggerezza per una misurazione del metodo, non della memoria.
Correzione e valutazione esterna e anonima.
PS: mentre io chiederei di abolire i voti 61 e 99 e la Lode, ma questo solo perché io sono una persona spigolosa.
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Caro Alessandro, ti ringrazio per il grande sforzo di comprendere e far comprendere le questioni e le criticità dell’esame di maturità, attraverso il filtro dell’IA.
Tuttavia, lavorando i quel campo (e tu losai, perché ci conosciamo bene!), rilevo una grande inadeguatezza dell’IA ad occuparsi di questioni specifiche e molto complesse, nonché il suo taglio nettamente anglosassone e tecnocratico, in soldoni direi anti-umanista.
Rinviando a voce una più ricca conversazione in dialogo, espongo a mo` di esempio una breve lista delle cose da osservare che mi sovvengono per prime:
1) LE PAROLE.
Premtto che l’esame da quest’anno si chiama di nuovo ufficialmente “di maturità”. In Italia – e nella scuola – piace alle autorità cambiare spesso nome alle cose, sperando che questo incida sulla sostanza. Naturalmente in una direzione aborrita dalla quasi totalità degli insegnanti. Noi continuiamo a parlare, informalmente, di insegnanti, presidi, alunni, custodi, programmi, temi, ma queste parole sono state bandite da tempo e sostituite da altre spesso più ideologiche che vanno sempre nella direzione di togliere autonomia al sapere e ai suoi principali “agenti di trasmissione”, cioè gli insegnanti. Si è messo in crisi perfino il fondamento che da migliaia di anni anima la scuola, e cioè che a scuola ci sia qualcuno che insegna delle conoscenze a qualcun altro (conoscenze faticosamente acquisiste e trasmesse per migliaia di anni e che ora non sembrano più importanti). Non posso dilungarmi su questo, ma sarebbe proficuo parlarne.
2) CONOSCENZE E COMPETENZE
Dico solo che proporre “ESAME DELLE COMPETENZE” va esattamente nella direzione antiumanistica e distruttiva che è stata intrapresa contro le conoscenze, quelle umane vere, non quelle artificiali statistiche, che simulano soltanto uno che fa finta di sapere qualcosa, come hai ben spiegato negli articoli sull’IA. Portare di nuovo al centro le CONOSCENZE e, perché no, la MEMORIA delle conoscenze, intesa come memoria umana (COM-PRENDERE) sarebbe necessario. Le COMPETENZE sono un mito letterario, una parola vacua riempita ogni volta di fantasia fantastico-pseudo-pedagogica che all aprova dei fatti mostra la corda e l’inconsistenza. Le competenze DERIVANO DALLE CONOSCENZE, non sono perseguibili a sé stanti, e lo scopo dell’insegnamento deve essere quello di istruire e dare conoscenze. Il concetto povero di “conoscenza conservata nella memoria” che la gente per strada si fa (memore dei grandi culi subiti a scuola in giovinezza) è appunto un impoverimento, come se significasse imparare meccanicamente senza capire. Follia. Se un chirurgo conosce e comprende a fondo il funzionamento del cuore, lo conosce nella sua mente, nella sua memoria, che è memoria complessa, di profonda comprensione. Come un interprete che impara un pezzo musicale per un concerto, o un attore che impara la sua parte in un copione da recitare. La memoria FA PARTE di una profonda comprensione di qualcosa, e ne è l’esito più importante. Vuol dire che una conoscenza che prima NON C’ERA nella nostra mente, ora C’È stabilmente, è diventata nostra.
Il pregiudizio antiumanistico secondo il quale occorre distinguere fra imparare come CONOSCERE (cioè acquisire conoscenze nella propria mente, e pertanto nella propria memoria) e imparare come acquisire COMPETENZE è uno degli equivoci più dannosi. Un fisico DEVE sapere a memoria tutte le leggi della fisica, non può delegare uno strumento. Un medico DEVE sapere a memoria tutta l’anatomia umana, ammazzandosi di studio, non c’è un’alternativa. Uno studioso di letteratura DEVE conoscere a fondo tutti i testi importanti del campo di cui si occupa, e ritenere nella sua memoria un’enorme mole di informazioni e di saggi critici fondanti. Un ingegnere civile DEVE conoscere a memoria tutte le proprietà dei materiali da costruzione e le leggi della statica. Uno storico del Novecento DEVE sapere a memoria in dettaglio tutti gli avvenimenti della Seconda Guerra Mondiale e tutte le interpretazioni storiografiche, sapere quali libri sono stati scritti, da chi e cosa contengono a proposito dei suoi argomenti di studio o di insegnamento. Eccetera.
3) LA VALUTAZIONE E LA “SEVERITÀ”.
Ancora tecnocrazia, antiumanismo, e voglia di uniformare tutto in modo meccanico ai fini della valutazione. La valutazione finale della maturità NON È l’aspetto più importante del processo. Pensare di cambiare l’esame al fine di rendere la valutazione oggettiva e standardizzata e INFALLIBILE è una follia, che peraltro si prefigge un obiettivo IMPOSSIBILE. La valutazione è una cosa umana, e risponde a quel grado di incertezza proprio di tutto ciò che è umano. Ne è caratteristica intrinseca e ineliminabile.
Pensare di trovare un modo oggettivo per valutare la “severità” di una scuola è altrettanto folle.
L’unico modo di rendere più attendibile e trasparente la valutazione è quello di dividere il voto risultante dal percorso scolastico dal voto delle prove di esame. La somma finale deve rendere trasparente le due componenti. Inoltre, occorre riportare le commissioni ad essere tutte fatte di commissari esterni. Non importa di tutte le materie, va bene anche come si `fatto da quest’anno (che era come si faceva ai miei tempi, peraltro), con quattro discipline e quattro commissari. I professori del triennio lavoreranno meglio perché l’unica cosa che preoccupa gli insegnanti (giustamente) è il giudizio dei loro pari. E i commissari esterni devono girare per tutta Italia (pagati di conseguenza) con un gran rimescolamento. Nel medio periodo, potrai vedere delle valutazioni da cui ricavare informazioni valide sulla qualità di una scuola. Fermo restando che l’unica prova comune è la prova scritta di italiano e che il resto risponde alla differenziazione del nostro sistema scolastico superiore.
Ci sono diverse valutazioni date su e giù per la penisola, ma se i commissari saranno tutti esterni e gireranno casualmente in tutta Italia, queste differenze si annulleranno nella mescolanza.
Parlando dei licei, il confronto proficuo fra il livello delle scuole può essere fatto solo in un modo, se deve essere utile: poiché il liceo, per “contratto”, dovrebbe preparare efficacemente agli studi universitari, non importa vedere i voti presi, né nel percorso scolastico, né alla maturità. Basta invece vedere (e infatti lo si fa, ma non abbastanza e ufficialmente) come (percentuali, statistiche, ecc.), quelli usciti da una certa scuola riescono a fare gli studi universitari: medie dei voti, tassi di abbandono, quanti riescono a laurearsi, quanti riescono a laurearsi in tempo, e aggregare i dati anche per tipologia di università. E allora lo vedi subito quali sono le scuole che funzionano meglio in Italia. Non sto neanche a dirti i risultati di questo tipo di rilevazioni.
Ciao! Scusa la prolissità! Ci sono altri sei milioni di cose da discutere!
Nicola