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Digitale e AI, spiegata sempliceL'intelligenza artificiale senza hype e senza paura: cosa fa, cosa promette, cosa manca.Per saperne di più ›

Mondiali di Calcio e la noia AI

E se la settimana scorsa siamo stati tutti maturandi, questa settimana non possiamo non parlare dell’altra funzione che ogni italiano porta dentro: quella di allenatore di calcio, o comunque allenatore di qualcosa. I Mondiali si chiudono oggi e comunque siano andate le cose è impensabile che l’intelligenza artificiale non sia entrata in campo, in tutti i sensi.

Il pallone: si chiama Trionda, “tre onde” in spagnolo, ed è il primo pallone della storia che va ricaricato a induzione prima di ogni partita, come un telefono. Dentro, un sensore sviluppato da Adidas insieme a Kinexon e FIFA registra accelerazione, rotazione e traiettoria 500 volte al secondo. Quando la palla viene toccata, anche di striscio, il sensore lo sa forse prima ancora che se ne accorga il giocatore o l’arbitro. Serve a stabilire l’istante esatto di un fallo di mano, di una deviazione, di un fuorigioco per centrimetri. La precisione ha un costo sociale: non lascia più spazio al dubbio sportivo, quello che per un secolo ha alimentato le urla nei bar e la filosofia nelle telecronache.

Il pallone però è solo un pezzo del laboratorio in cui ci siamo immersi. Prima del torneo, ciascuno degli oltre 1.248 calciatori convocati dalle 48 nazionali è passato in stazioni di scansione con 36 fotocamere: un secondo di ripresa, un avatar digitale fedele fino a mezzo centimetro, altezza, corporatura, persino il modo di allungare una gamba. Avrei pensato per qualche giochino di calcio da fare alla tv, come Fifa, anche se non si chiama più così, ed invece no. Quegli avatar hanno sostituito le sagome piatte usate finora per il fuorigioco: se il sistema rileva una posizione irregolare superiore ai dieci centimetri, un avviso audio raggiunge l’assistente in tempo reale, che può alzare la bandierina prima che l’azione finisca. Sotto i 10 centimetri si continuano a giustificare le urla selvagge e gli insulti all’arbitro dagli spalti.

Anche l’arbitro ha cambiato punto di vista, letteralmente. Una piccola telecamera fissata sulla testa del direttore di gara, quella dove si è sempre detto che sarebbero comparsi i trofei regalati dalla moglie, trasmette in tempo reale quello che vede lui, e un sistema di stabilizzazione sviluppato da Lenovo, la stessa tecnologia raffinata nei box di Formula 1, riduce il tremolio dell’immagine fino al 60% e rende la traiettoria del movimento più fluida. Il pubblico può rivivere un gol, un rigore, persino la stretta di mano prima del fischio d’inizio, dagli occhi di chi fischia. Da augurarci che la spenga quando nell’intervallo va in bagno.

Poi c’è la parte che non si vede in campo. Football AI Pro, sviluppato da FIFA insieme a Lenovo, è stato messo gratuitamente a disposizione di tutte le 48 nazionali: un assistente addestrato su oltre trecento milioni di dati storici e più di duemila metriche, capace di restituire analisi tattiche, simulazioni 3D e video ritagliati su misura in pochi secondi, nella lingua richiesta. FIFA ha però tracciato un confine preciso: si può usare prima e dopo la partita, mai durante. Nessun suggerimento dalla panchina mentre si gioca, nessun consulto in campo. La linea tra preparazione e interferenza, almeno sulla carta, regge.
Mi sarebbe piaciuto leggere i dati che venivano fuori dalle squadre del Trap o di Zeman.

Dietro ogni sistema che sembra pensare da solo, però, c’è sempre qualcuno che gli ha insegnato a farlo. Un’inchiesta di Rest of World ha raccontato le migliaia di annotatori, uomini al servizio delle macchine, gli schiavi digitali moderni, che, da Manila o Phnom Penh, da Chennai a Il Cairo, guardano le partite fotogramma per fotogramma e trasformano ogni passaggio, ogni tackle, ogni tiro in dati strutturati: fino a tremila azioni codificate per singola partita, tre o quattro ore di lavoro a testa. Molti sono giocatori dilettanti che arrotondano lo stipendio guardando calcio per allenare l’algoritmo che poi, la domenica, deciderà se un gol vale o no. O se lo stesso valutatore ha i parametri sufficienti per entrare in campo nella squadra amatoriale.

Insomma ci stiamo informando sempre esageratamente di più. E’ la pace dei sensi calcistici, quella educazione sportiva a cui io speravo di arrivare per educazione, invece ci siamo arrivati per anestetico.
Mi sto già annoiando.

Parlo di Intelligenza Artificiale e di Firenze

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