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Piazza de’ Pitti, Quartiere 1 Firenze

Dove si trova

Piazza de’ Pitti si apre nel cuore dell’Oltrarno, all’interno del Quartiere 1 — Centro Storico del Comune di Firenze, alle pendici della collina di Boboli. Si trova a brevissima distanza dal Ponte Vecchio ed è dominata dall’imponente mole di Palazzo Pitti.

Un po’ di storia

La piazza nacque nel 1440, quando il banchiere Luca Pitti decise di costruire un grande palazzo che testimoniasse il prestigio della sua famiglia. L’edificio fu avviato nel 1457, secondo la tradizione su progetto di Filippo Brunelleschi, in una zona allora ancora marginale della città, alle pendici della collina di Boboli, che lo poneva su un piano leggermente rialzato rispetto alla strada.

Nel 1558 il palazzo fu acquistato da Eleonora da Toledo e divenne da allora la residenza più prestigiosa della famiglia Medici, che vi si trasferì stabilmente nel 1550. Nel 1620 Giulio Parigi ne ampliò la facciata, mentre nel Settecento — sotto i Lorena — vennero erette le due ali laterali che oggi delimitano il piazzale leggermente in salita. Con l’arrivo dei Medici nella zona, anche le vie circostanti (la vicina Via Maggio e tutto l’Oltrarno) assunsero un nuovo prestigio, popolandosi di palazzi nobiliari delle famiglie della corte medicea.

Piazza de’ Pitti nella Resistenza

Tra il dicembre 1943 e il luglio 1944 lo scrittore e pittore antifascista Carlo Levi visse nascosto in un’abitazione al civico 14 della piazza, di proprietà della partigiana fiorentina Annamaria Ichino. Sfuggito ai rastrellamenti sotto il falso nome di Carlo Carboni, proprio qui completò il suo romanzo più celebre, «Cristo si è fermato a Eboli».

Stabilitosi a Firenze nel 1941, Levi aderì al Partito d’Azione, ne divenne il rappresentante nel Comitato di liberazione della Toscana e diresse l’organo di stampa «La Nazione del Popolo». Anni dopo, nel romanzo «L’orologio», avrebbe rievocato quei mesi di clandestinità trascorsi a scrivere davanti alla finestra, con la mole di Palazzo Pitti che si ergeva di fronte come una prigione incantata.

Spunto dal volume «Firenze ribelle».

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