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Sette mesi di cantiere e circa 7 milioni di euro per rimettere in sesto il Ponte Giovanni da Verrazzano, il viadotto che dovrà reggere anche il passaggio della tramvia verso Bagno a Ripoli. È quanto emerge dalla relazione VAL4, l’analisi strutturale più approfondita mai eseguita sull’opera, presentata il 12 agosto 2026 dalla sindaca Sara Funaro e dall’assessore alla Mobilità Andrea Giorgio.
Per mesi si era parlato di un ponte a rischio, con voci che ipotizzavano perfino una demolizione integrale. La relazione, affidata al professor Giacomo Morano dell’Università di Firenze, ridimensiona quello scenario: il ponte è in condizioni generalmente buone, con criticità localizzate legate all’età. Ha oltre 50 anni.
“I risultati sono rassicuranti e restituiscono un quadro molto diverso rispetto a quello che, in questi mesi, è stato raccontato”, ha dichiarato la sindaca Funaro, riferendosi a una narrazione che insinuava la necessità di una ricostruzione integrale.
Cosa dice davvero la VAL4 sul ponte
La VAL4 è una verifica accurata di livello 4, il grado più rigoroso previsto dalle linee guida 2022 per la sicurezza strutturale, sismica e statica di ponti e viadotti. Sono stati esaminati tre scenari: stato attuale senza limitazioni, stato attuale con limite di 35 quintali ai veicoli, e stato futuro con il passaggio della tramvia.
La campagna di indagini è stata imponente: 26 videoispezioni, 20 rilievi magnetometrici, 22 carote di calcestruzzo, 41 rilievi georadar, 124 radiografie sui tiranti, 62 videoendoscopie sui cavi e 110 saggi sui cavi di precompressione, tra gli altri accertamenti. Numeri che spiegano perché la valutazione abbia richiesto tempo.
Le criticità più importanti riguardano i tiranti delle spalle, i cavi di precompressione in soletta e le armature a taglio delle travi esterne. È stato riscontrato anche un allagamento da acque meteoriche nel cassone esterno della campata centrale, dovuto a un sistema di smaltimento inefficiente, ma senza danni significativi. Le pile e le spalle risultano invece tra gli elementi meglio conservati.
Il punto chiave: non è colpa della tramvia
Il dato più rilevante della relazione è che la futura configurazione con tramvia non comporta un impegno strutturale maggiore rispetto al ponte stradale attuale senza limitazioni, e risulta anche inferiore a quanto previsto nel progetto originario.
In altre parole, il problema non è il peso del convoglio tranviario. È che il ponte, per essere utilizzato senza limitazioni e ospitare in sicurezza un’infrastruttura pubblica, deve essere riparato e rinforzato. Nelle condizioni attuali il ponte è idoneo al traffico stradale solo con limitazioni di carico: oggi, infatti, possono transitare solo veicoli fino a 3,5 tonnellate.
Gli interventi previsti e i tempi del cantiere
La VAL4 esclude la necessità di demolire e ricostruire il ponte. Indica invece interventi mirati: rinforzo dei tiranti sulle spalle, ripristino dei calcestruzzi degradati, rinforzo della soletta e delle travi laterali, riparazione delle fessure, alleggerimento dei camminamenti esterni, rifacimento dell’impermeabilizzazione e dello smaltimento delle acque, sostituzione di appoggi e giunti della campata metallica, riqualificazione dei parapetti.
“Con la VAL4 abbiamo effettuato l’analisi più accurata possibile per garantire la massima sicurezza alle persone e ai mezzi che lo utilizzeranno: auto, tramvia, pedoni e ciclisti”, ha sottolineato l’assessore Giorgio, aggiungendo che i lavori sul ponte avverranno durante le ultime fasi dei cantieri della linea tranviaria, che procedono e saranno conclusi entro fine anno, e durante i collaudi per la messa in esercizio.
I costi stimati sono di circa 7 milioni di euro, già presenti nel quadro economico. La stima preliminare indica circa 7 mesi di lavori, ma durante la progettazione esecutiva potranno partire alcuni interventi propedeutici per accelerare i tempi. L’obiettivo confermato resta l’avvio della linea tranviaria per Bagno a Ripoli nell’estate 2027.
Un ponte figlio degli anni Sessanta
Il Ponte Giovanni da Verrazzano fu realizzato tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta dall’impresa Pontello, su progetto dell’architetto Leonardo Savioli e degli ingegneri C. Damerini e V. Scalesse. È lungo circa 143,8 metri e largo circa 21 metri, con una campata centrale metallica di 58 metri sostenuta da due sistemi laterali in cemento armato precompresso.
Complessivamente l’opera contiene circa 640 cavi di precompressione, un sistema molto ambizioso per l’epoca che ne spiega sia il valore ingegneristico sia la complessità delle verifiche fatte oggi, a oltre cinquant’anni di distanza. Chi attraversa quel ponte ogni giorno in auto o in bicicletta, tra pochi mesi, saprà che dietro quella struttura c’è una storia tecnica lunga mezzo secolo che ora viene finalmente messa in sicurezza per il futuro della città.
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