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Via Giuseppe Giusti, Quartiere 1 Firenze

Dove si trova

Via Giuseppe Giusti si trova nel Quartiere 1 di Firenze, nel centro storico, e collega Via Gino Capponi a Piazza d’Azeglio, intersecata perpendicolarmente da Borgo Pinti. Il CAP è 50121. La strada attraversa uno dei settori più eleganti della Firenze ottocentesca, fra la basilica della Santissima Annunziata e i viali, in un’area caratterizzata da palazzi nobiliari, sedi consolari, scuole storiche e l’Istituto Geografico Militare. Ospita inoltre alcune importanti case-museo. È servita dalle linee di autobus che attraversano Via Lamarmora e Borgo Pinti.

Un po’ di storia

La via è intitolata a Giuseppe Giusti (Monsummano Terme, 1809 — Firenze, 1850), poeta toscano, fra i più importanti scrittori satirici dell’Ottocento italiano. Figlio di una famiglia agiata, fu mandato a studiare giurisprudenza all’università di Pisa, dove preferì frequentare gli ambienti culturali ai corsi accademici e cominciò a scrivere poesie politiche. Trasferitosi a Firenze, fu introdotto da Gino Capponi nella società intellettuale toscana e divenne amico di Giuseppe Mazzini, Massimo d’Azeglio, Alessandro Manzoni e Niccolò Tommaseo. Le sue raccolte ‘Poesie’ e ‘Scherzi e proverbi’, pubblicate in clandestinità dagli anni Trenta, satireggiavano con vis comica e taglio civile la Restaurazione, l’occupazione austriaca, il clericalismo e i vizi della società italiana del tempo. Pezzi come ‘Sant’Ambrogio’, ‘Il re Travicello’, ‘Gingillino’ e ‘La terra dei morti’ divennero molto popolari e contribuirono al risveglio civile pre-quarantottesco. Morì giovane di tubercolosi in casa Capponi, in questa stessa strada, nel 1850.

Via Giuseppe Giusti nella Resistenza

Nel villino al civico 38 di via Giusti abitavano i fratelli Carlo e Nello Rosselli, tra i maggiori esponenti dell’antifascismo italiano. Qui, alla fine del 1924, nacque l’idea di «Non mollare», il primo quotidiano clandestino antifascista d’Italia, attorno al gruppo di intellettuali vicini a Gaetano Salvemini.

Stampato a Firenze nel 1925, il foglio denunciò le responsabilità di Mussolini nell’omicidio Matteotti, raggiungendo una tiratura di dodicimila copie. La dura repressione squadrista, culminata nella «notte di San Bartolomeo» dell’ottobre 1925, costrinse i Rosselli all’esilio. Carlo fondò in Francia il movimento Giustizia e Libertà; entrambi furono assassinati da sicari nel 1937. Le loro salme riposano nel cimitero fiorentino di Trespiano.

Spunto dal volume «Firenze ribelle».

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