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Via San Gallo, Quartiere 1 Firenze

Dove si trova

Via San Gallo si trova nel centro storico di Firenze, nel Quartiere 1, all’interno dell’area Patrimonio dell’Umanità UNESCO. È una lunga strada che, in prosecuzione con via de’ Ginori, collega via Guelfa a Piazza della Libertà, attraversando la parte settentrionale del centro. Costituisce il prolungamento verso nord dell’antico cardo romano, l’asse principale della città in direzione nord-sud.

Un po’ di storia

La via prende nome da San Gallo, monaco celtico del VI secolo che dedicò la vita alla predicazione e alla fondazione di numerosi monasteri in Europa. Il suo culto fu portato in Italia, e a Firenze, dai seguaci di San Colombano, che dal 1218 gli dedicarono una piccola chiesa lungo il torrente Mugnone, con un ospizio per i pellegrini. Nel Quattrocento il complesso di San Gallo era retto da monaci agostiniani: Lorenzo de’ Medici finanziò la ricostruzione del monastero, affidandola all’architetto Giuliano Giamberti, che realizzò un’opera tanto ammirata che da allora egli e la sua famiglia furono detti “da Sangallo”. Il monastero, posto fuori dalle mura, fu però demolito pochi decenni dopo durante l’assedio di Firenze, per non offrire un appoggio al nemico. Dal monastero alla porta, la strada era un susseguirsi ininterrotto di chiese, conventi, ospedali e abitazioni, interrotto solo nell’Ottocento dall’apertura di nuove vie.

Via San Gallo e la memoria della città

In via San Gallo, nell’edificio che oggi ospita la questura, ebbe sede fino al 1924 l’ospedale di Bonifazio, antico luogo di accoglienza per poveri e invalidi destinato dalla fine del Settecento alla cura dei malati di mente.

Vi legò il proprio nome Vincenzo Chiarugi (1759-1820), considerato uno dei padri della psichiatria moderna e tra i primi a distinguere il malato di mente dal criminale. Sostenuto dalle riforme illuministiche del granduca Pietro Leopoldo di Lorena, abolì le catene e introdusse un metodo terapeutico improntato all’umanità, riassunto nel principio «il pazzo è un infermo». Diresse l’ospedale fino alla morte, facendone un modello europeo che anticipò le riforme di Philippe Pinel in Francia e di William Tuke in Inghilterra.

Spunto dal volume «Firenze ribelle».

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