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Via Toscanella, Quartiere 1 Firenze

Dove si trova

Via Toscanella è una caratteristica strada dell’Oltrarno, nel cuore del Quartiere 1 Centro Storico di Firenze. Si sviluppa tra Borgo San Jacopo e lo sdrucciolo dei Pitti, in pieno tessuto medievale della città, in una zona ricca di botteghe artigiane, locali e atelier. È una via stretta e suggestiva, frequentata da residenti e visitatori, che conserva l’atmosfera autentica del quartiere d’Oltrarno.

Un po’ di storia

Il nome di Via Toscanella deriva, fin dal Medioevo, dalla famiglia Toscanelli, che qui possedeva palazzo, giardino, case e un pozzo. Già nel 1282 la strada era appellata Via publica justa puteum Toscanelli, cioè la via pubblica presso il pozzo dei Toscanelli. Il pozzo, derivato da una cisterna d’acqua di origine romana, era tanto noto e importante da essere aggiunto al cognome della famiglia, che si disse appunto Dal Pozzo Toscanelli e che lo raffigurò perfino nel proprio stemma.

Anticamente i diversi segmenti della via ebbero denominazioni distinte: dal Borgo San Jacopo a Via dello Sprone si chiamava Chiasso de’ Marsili e poi Via del Forno; da Via dello Sprone a Via de’ Vellutini fu detta Via del Canto a’ quattro Pagoni; il tratto successivo Canto a’ quattro Leoni e poi Via Pagni; infine, verso lo sdrucciolo dei Pitti, Via della Cella de’ Fantoni e poi Via Toscanella. Nel tempo l’intero percorso assunse l’attuale, unica denominazione, che conserva il ricordo dell’antica famiglia e del suo celebre pozzo.

Via Toscanella nella Resistenza

In questa strada dell’Oltrarno ebbe la propria casa-studio il pittore Ottone Rosai (1895-1957), figura controversa e anticonformista della cultura fiorentina del Novecento, in un palazzo affacciato sull’antico loggiato che un tempo collegava le dimore Ridolfi e Dal Pozzo Toscanelli.

Pur avendo avuto con il fascismo un rapporto ambiguo e conflittuale, negli anni della Resistenza Rosai mise a rischio la propria vita nascondendo partigiani braccati, tra cui il pittore Enzo Faraoni e il gappista Bruno Fanciullacci, accolto ferito dopo l’evasione dall’ospedale di Santa Maria Nuova dove era piantonato dai fascisti. Proprio in quel rifugio, con l’aiuto di un ufficiale tedesco disertore, venne progettata l’azione che portò alla liberazione delle detenute politiche dal carcere di Santa Verdiana.

Spunto dal volume «Firenze ribelle».

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