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Piazzale degli Uffizi, Quartiere 1 Firenze

Dove si trova

Il Piazzale degli Uffizi si trova nel Quartiere 1 di Firenze, nel cuore del centro storico tutelato dall’UNESCO, fra Piazza della Signoria e il Lungarno degli Archibusieri. È uno spazio urbano allungato e regolare, racchiuso fra i due bracci del Palazzo degli Uffizi e chiuso, sul fronte fluviale, dalla grande loggia aperta verso l’Arno. Ai lati corrono i porticati con le nicchie che ospitano le statue di illustri toscani; sullo sfondo si stagliano la torre di Arnolfo di Palazzo Vecchio e, dal lato opposto, la quinta degli edifici lungo il fiume.

Un po’ di storia

Lo spazio nasce per volontà di Cosimo I de’ Medici, che intorno al 1560 decise di accorpare in un unico grande complesso, accanto a Palazzo Vecchio, le tredici principali magistrature della Firenze granducale — gli “Uffizi”, cioè gli uffici amministrativi, giudiziari e finanziari. Il progetto fu affidato a Giorgio Vasari, che lavorò all’opera dal 1560, dopo demolizioni avviate già dal 1545, fino alla sua morte nel 1574. Il cantiere fu poi proseguito da Bernardo Buontalenti e Alfonso Parigi.

Prima della costruzione, l’area apparteneva alla parrocchia di San Pier Scheraggio ed era una zona popolare e malfamata, attraversata dalla gora dello Scheraggio e abitata da artigiani di mestieri “sporchi” come tintori e conciatori, oltre che da osterie e case di tolleranza, tanto che il quartiere era detto Baldracca. Con la nuova fabbrica vasariana, lo spazio urbano fu radicalmente trasformato: portici regolari, una scenografica quinta architettonica e un asse visivo diretto verso l’Arno. Nel 1580 il complesso si saldò con l’edificio della Zecca, completando l’assetto giunto fino a noi e diventato sede della celebre Galleria degli Uffizi.

Piazzale degli Uffizi e la memoria della città

Nelle sale della Galleria degli Uffizi è conservata la celebre tela «Giuditta che decapita Oloferne», dipinta intorno al 1620 da Artemisia Gentileschi. L’opera, di forza dirompente, riprende un tema caravaggesco caricandolo di una valenza autobiografica.

Da giovane Artemisia era stata violentata dal pittore Agostino Tassi e aveva avuto il coraggio di trascinarlo in tribunale, subendo lei stessa la tortura prevista dai processi dell’epoca. Trasferitasi a Firenze, vi lavorò dal 1612 al 1620, divenendo la prima donna ammessa all’Accademia delle Arti del Disegno. La sua vicenda umana e artistica ne ha fatto in tempi moderni un simbolo del movimento femminista.

Spunto dal volume «Firenze ribelle».

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