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Piazza della Signoria compare come immagine di apertura di un editoriale che sta facendo discutere chi si occupa di urbanistica: quello di Massimiliano Tonelli, direttore di Artribune, pubblicato il 9 agosto 2026 con il titolo “Nuove ipocrisie: ecco i finti ambientalisti che chiedono alberi dappertutto”.
La tesi è netta e riguarda direttamente le città d’arte come Firenze: quando una piazza storica viene pedonalizzata, arriva quasi sempre la stessa obiezione, “Eh, ma gli alberi?”. Secondo Tonelli questa domanda è diventata una formula che permette a chiunque di sentirsi climatologo, paesaggista e urbanista insieme, senza conoscere il progetto né cosa c’era prima.
Perché Piazza della Signoria non dovrebbe diventare un giardino
Il ragionamento dell’editoriale parte da un principio: alcune piazze sono composte da edifici, proporzioni, monumenti e facciate che devono restare visibili. Tra gli esempi citati insieme a Piazza della Signoria ci sono Piazza Cordusio a Milano, Piazza del Campo a Siena, Piazza San Marco a Venezia, Piazza San Pietro a Roma e Piazza del Plebiscito a Napoli. Per l’autore il vuoto urbano è una scelta dell’architettura, non un difetto da correggere con tre aiuole.
La distinzione che propone è tra “portare il verde quasi dappertutto”, che definisce condivisibile, e “alberi dovunque” come ideologia. Firenze, con le sue piazze rinascimentali disegnate per essere lette come spazi minerali e monumentali, rientra proprio nel caso di quel “quasi” che per Tonelli va rispettato.
Il vero nodo sono le auto, non le piazze pedonali
Il centro dell’editoriale non è però la difesa del marmo. È la denuncia di quella che Tonelli chiama protesta selettiva: gli stessi cittadini che si indignano per la mancanza di verde in una piazza appena pedonalizzata restano in silenzio davanti a piazze interamente occupate da parcheggi. L’esempio usato è Piazza degli Affari a Milano, definita interamente minerale e quotidianamente mortificata dalle auto parcheggiate attorno alla scultura L.O.V.E. di Maurizio Cattelan, senza che nessuno ne chieda mai l’alberatura.
Il dato che regge l’argomento è preciso: l’Italia è il paese più motorizzato dell’Unione europea, con 709 automobili ogni mille abitanti nel 2025. A Milano, scrive Tonelli, ci sono 12mila automobili che occupano parterre alberati usati impropriamente come autorimesse. Per l’autore la sequenza corretta sarebbe prima liberare quello spazio dalle auto, poi occuparsi delle aiuole nelle piazze-cartolina.
Il paragone con Parigi e il caso Roma
Come modello positivo l’editoriale cita Parigi, che dal 2014 ha piantato 213mila alberi trasformando in verde migliaia di ex posti auto, ottenendo insieme più ecosistema e meno traffico. È la logica del “prima la rete, poi il simbolo”: prima gli ettari da rigenerare, poi i piccoli appezzamenti da cartolina.
Tonelli difende anche l’amministrazione di Roma guidata da Roberto Gualtieri, che secondo l’editoriale ha piantato cinque volte più alberi della precedente giunta ma viene comunque accusata di essere nemica del verde. Una critica che l’autore legge come rappresaglia contro chi sta cercando di limitare lo spazio delle auto in città, più che come posizione ambientalista coerente.
Cosa significa per una città come Firenze
L’editoriale non cita interventi specifici a Firenze, ma il ragionamento tocca un tema che riguarda ogni città d’arte con piazze storiche pedonalizzate o in via di pedonalizzazione. Il punto di onestà che vale la pena riconoscere: la richiesta di più verde urbano resta legittima e necessaria, il problema secondo Tonelli è quando si applica solo dove non tocca gli spazi auto e si tace altrove.
Per chi vive e amministra il territorio la domanda pratica diventa dove trovare davvero lo spazio per nuovi alberi: nei parcheggi in eccesso o nelle piazze che hanno già un valore monumentale da tutelare. Una domanda che, tra pedonalizzazioni e progetti di rigenerazione urbana, riguarda direttamente anche i quartieri fiorentini.
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A Firenze, sui viali o in Piazza Beccaria e in Piazza della libertà, hanno optato per una soluzione diversa, cioè né parcheggi né alberi, solo pietra e panchine che si arroventano al sole.